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Ruggiero Corcella, , 08-01-2012



MILANO - La morte cerebrale è un criterio di accertamento del decesso. Le persone in questa condizione non sono piu vive e deve essere sospesa qualsiasi terapia. «Nella morte encefalica — spiega Adriano Peris , che dirige l’Organizzazione Toscana Trapianti —, il cuore continua a battere e il resto dell'organismo continua a vivere ma non potrebbe vivere a lungo come si pensa perché il corpo non può sopravvivere al cervello morto». Per la diagnosi di morte cerebrale esistono criteri inequivocabili e definiti fissati per legge. Un’apposita commissione, costituita da tre medici diversi da quelli che si occuperanno poi del trapianto (medico legale o in sua assenza, un medico di direzione sanitaria, o un anatomo-patologo; , un anestesista-rianimatore; un neurofisiopatologo o un neurologo o un neurochirurgo esperti in elettroencefalografia), riunita dopo la segnalazione del responsabile di reparto alla direzione sanitaria, deve esaminare il paziente per almeno due volte all'inizio e al termine del periodo di osservazione in un intervallo di tempo prestabilito: sei ore per gli adulti; dodici per i bambini sotto i cinque anni e ventiquattro per i bambini al di sotto di un anno. Occorre accertare la presenza di una serie di criteri: stato di incoscienza; assenza dei riflessi del tronco encefalico; assenza di respirazione spontanea dopo la sospensione di quella artificiale; assenza di attività elettrica cerebrale, documentata da elettroencefalogramma. La presenza contemporanea di tutte le condizioni necessarie per poter accertare la morte deve essere rilevata per almeno due volte, all’inizio e alla fine dell’osservazione. L’elettroencefalogramma deve essere eseguito per 30 minuti continuativi, all’inizio e alla fine del periodo di osservazione.

Ruggiero Corcella6 gennaio 2012 (modifica il 8 gennaio 2012)© RIPRODUZIONE RISERVATA





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