A quel punto, visto anche l'atteggiamento "rivendicativo", il medico ha preferito non operare. "E' la prima volta che mi capita e mi è dispiaciuto molto - continua - ma non mi sono trovato nella condizione di serenità giusta per compiere un intervento chirurgico. Mi sentivo in tensione e in pericolo per l'eventualità di essere esposto anche io e la struttura nella quale opero a ritorsioni legali. La chirurgia deve essere affrontata con la mente libera e con il giusto stato d'animo, e non con la paura di essere denunciati. Altrimenti aumentano anche i rischi per il paziente".
Il clima attuale ha reso, secondo il medico, più difficile il suo lavoro come quello degli altri colleghi. "Anche usare il termine malasanità, come malavita, non lo trovo giusto - aggiunge - E' sbagliato fare di tutta l'erba un fascio". Duro il commento di Maurizio Maggiorotti, presidente di Amami: "Se la legge non ci metterà al riparo dai danni conseguenti alle denunce infondate di malpractice, i medici, impauriti, si asterranno dall'operare cittadini non urgenti".
(12 gennaio 2012)