PARIGI - La maternità come progetto politico. Una gravidanza di massa, messa in atto da un gruppo di adolescenti, come unica prospettiva per il futuro, in segno di ribellione agli adulti. Esce in Italia, distribuito da Teodora, 17 ragazze: il caso cinematografico che ha messo a rumore la Francia, una commedia irriverente sul disagio giovanile, quasi un manifesto femminista. E la censura si scatena: vietato ai minori di 14 anni perché - pare - in un scena si fumano spinelli. «Decisione assurda e ipocrita», insorge il distributore. Ma, al di là di questo episodio, di 17 ragazze si parlerà molto.
Opera prima delle sorelle Delphine e Muriel Coulin, già applaudito al festival di Cannes, il film è ispirato a un fatto avvenuto in Massachusetts nel 2008 e racconta la singolare iniziativa di alcune liceali che decidono di rimanere incinte nello stesso momento. Cresceremo insieme i nostri bambini, si ripromettono, nel segno dell’amicizia e della solidarietà. Anche se gli adulti e i maschi rimangono sconcertati, i figli rapppresentano per le ragazzine un sogno di libertà, il riscatto da un futuro che, in una desolata cittadina affacciata sull’Atlantico, non riserva nulla di esaltante.
«Quando abbiamo letto su un quotidiano, liquidata in poche righe, la storia delle liceali americane col pancione», raccontano le registe, «siamo rimaste folgorate e abbiamo deciso di trasferirla nella città in cui siamo cresciute, Lorient, un tempo centro di traffici marittimi e oggi in declino. Un posto che non offre nulla e dal quale si spera di fuggire. In un mondo disincantato e incapace di sognare, l’iniziativa di quelle compagne di scuola ci è sembrata la realizzazione di un’utopia giovane, nuova, femminile».
In che senso? «Le studentesse si servono del loro corpo, unica arma che possiedono, per mettere in piedi un progetto potente. Per loro, che dopo il liceo non hanno prospettive, l’unico modo di liberarsi è diventare madri. Abbiamo poi scoperto che casi analoghi si sono verificati nell’isola della Réunion e in India: anche lì alcune liceali hanno deciso di rimanere incinte nello stesso momento per affrancarsi dalla miseria».
Nel cast, composto da facce fresche e inedite scelte dopo infiniti provini, spicca la protagonista Louise Grinberg: occhi verdi, presenza che buca lo schermo, interpreta Camille, la carismatica leader del gruppo che per prima decide di portare avanti la gravidanza trascinando poi le compagne ad imitarla. «Non giudico ma cerco di comprendere il mio personaggio», spiega la giovanissima attrice. «All’inizio, Camille rimane incinta per caso, poi decide di tenere il bambino perché sogna una vita diversa. Pensa che la solidarietà e l’amicizia l’aiuteranno a costruirsi un futuro. E’ stata bellissima, la lavorazione del film: abbiamo condiviso tutto per due mesi, sul set siamo diventate davvero amiche».
Le sorelle Coulin non sono nuove alle tematiche femminili. «Prima di debuttare nel lungometraggio, abbiamo girato diversi corti incentrati sul corpo delle donne» raccontano. «In 17 ragazze abbiamo alternato il tono serio e un po’ malinconico ai momenti buffi, divertenti, tipici dell’adolescenza». Le critiche, in Francia, sono state più che positive e il film è stato venduto in tutto il mondo. Ma c’è anche chi ha accusato le registe di essere politicamente scorrette in quanto prospettano la maternità come atto rivoluzionario. «Lo è», ribattono Delphine e Muriel, «in quel contesto, dove avere un figlio rappresenta una forma di ribellione e l’unico modo di sfuggire a un destino già segnato».
Il loro prossimo film sarà dedicato «al percorso di una donna fragile». Il cinema francese ha riscoperto il femminismo? «Sì e no, il tema è sempre più presente. Ma bisogna insistere. Se si pensa che ogni due giorni e mezzo una donna muore per le percosse del marito, di certi argomenti non si parlerà mai abbastanza».