Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
Modulo SFM003 – La mediazione della filosofia tra la scienza e la fede

Il Prof. Giorgio Israel
(Università di Roma, La Sapienza)
parlerà su
Fede e ragione alla luce del discorso di Papa Benedetto XVI a Ratisbona
martedì 17 maggio 2011
dalle 17:10 alle 18:40
Aula Magna (2º piano)
ingresso libero
(Attività organizzata dal Master in Scienza e Fede)
Abstract
Quale intento muove un intellettuale ebreo a commentare il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona? Si tratta della convinzione che esso sia animato da ciò che costituisce il tessuto più profondo che connette ebraismo e cristianesimo e che da senso allo slogan spesso ripetuto ma non sempre ben compreso delle “radici giudaico-cristiane”. Al centro del discorso di Ratisbona sta la tesi che fede e ragione sono pienamente conciliabili a condizione di concepire la ragione in modo più ampio rispetto alla visione riduttiva che ne ha dato il pensiero positivista. Il sapere scientifico non è in contraddizione con la fede religiosa a condizione che esso non si presenti come esaustivo di ogni aspetto del pensiero razionale, perché in tal caso esso rischia di portarci verso una sorta di “cecità” e di oscurare i grandi temi del senso dell’esistenza, dei suoi fini, della nostra presenza nel mondo, dei fondamenti della morale. Questi temi sono ulteriormente sviluppati nel recente secondo volume di Benedetto XVI dedicato a Gesù di Nazaret. Un altro tema centrale nel discorso di Ratisbona è quello della tolleranza: la diffusione della fede mediante l’imposizione coercitiva e violenta produce anch’essa il divorzio tra fede e ragione. Il principio della tolleranza – l’idea che la fede può affermarsi soltanto in armonia con il pensiero razionale – e l’opposizione a ogni forma di riduzionismo naturalista, costituiscono una base comune del pensiero religioso ebraico e cristiano.
NOTA BIOGRAFICA
Giorgio Israel insegna storia della matematica presso l'Università di Roma “La Sapienza". È autore di più di 200 articoli scientifici e di 27 volumi. Ha esplorato il ruolo della scienza nella storia della cultura europea attraverso saggi e libri come Il mondo come gioco matematico (con A. Millán Gasca, Bollati Boringhieri, 2008, Premio Peano). La visione matematica della realtà (Laterza, 1996), The Invisible Hand (con B. Ingrao, MIT Press, 1990), The biology of numbers (con A. Millán Gasca, Birkhäuser, 2002), La natura degli oggetti matematici (Marietti, 2011) analizzano lo sviluppo dell’idea di razionalità matematica. Altri lavori sono dedicati alla cultura scientifica italiana fra Ottocento e Novecento, al ruolo del pensiero ebraico nella nascita della scienza moderna, alla tradizione mistica ebraica (La Kabbalah, Il Mulino 2005) e alle teorie razziali durante il fascismo (Il fascismo e la razza. La scienza italiana e le politiche razziali del regime, Il Mulino, 2010). Molti lavori recenti riguardano le concezioni meccaniciste, la fragilità di concetti alternativi come quello di complessità, la deriva tecnoscientifica. A questi temi sono dedicati La macchina vivente (Bollati Boringhieri, 2004), Chi sono i nemici della scienza? (Lindau, 2008, Premio Capalbio).
Membro della Académie Internationale d’Histoire des Sciences, è stato più volte professore invitato presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, presso l’Université Paris I-Panthéon-Sorbonne, e ha tenuto numerose conferenze e lezioni all’estero e in Italia.
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